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WorldWide WordWine


Installazione

(Bottiglie, indirzzi web su forex)

Dimensioni Variabili dall'Ambiente

2008


photo by Andrea Abati - Dryphoto Arte Contemporanea


L’allitterazione riassume il tema espresso dal lavoro: la metafora del Vino come portavoce universale di incontro e convivialità in grado di abbattere le differenze sociali, culturali e religiose in un sistema multietnico integrato, riprendendo l’effetto globale delle sigle degli indirizzi web.

Le diverse bottiglie, che sono state prelevate dai ristoranti locali, vanno a comporre le quattro W sulle quali sono posti i risultati della ricerca web della parola vino nei diversi Googles internazionali, creando un legame tra la reale convivialità condivisa nella vita quotidiana del paese e il valore del vino come strumento di aggregazione democratico.


I dodici Passi


Installazione Site Specific

Dimensioni Variabili dall'Ambiente

2008


photo by Andrea Abati - Dryphoto Arte Contemporanea


Questo lavoro prende le mosse dai “Dodici Passi”, le regole a cui gli alcolisti anonimi si devono attenere per compiere il loro percorso di liberazione dal vizio dell’alcool.

Le dodici tele imbevute dal vino gettato su di esse rappresentano il percorso di catarsi che lo spettatore vede materializzarsi come percorso da compiere sulla consapevolezza delle problematiche legate al vino: esso non rappresenta solo un simbolo del vizio però,  ma anche la sua funzione di purificazione nella tradizione classica della libagione offerta alle divinità.

La Tinaia diventa un nuovo luogo di purificazione, non più del mosto, ma dell’individuo e dell’alcolista che si riscatta dal vizio del vino attraverso il vino stesso.

Il testo a terra che accompagna lo spettatore nel labirintico percorso è tratto dai “Canti Conviviali” dall’ Alceo, che ricalca la funzione del Vino nel Simposio classico:

“Breve il tempo, o amato fanciullo,

prendi le grandi tazze variopinte,

perché il figlio di Zeus e Semele,

diede agli uomini il Vino,

per dimenticare i dolori.”


(con)versando


VideoInstallazione

Dimensioni Variabili dall'Ambiente

2008


photo by Andrea Abati - Dryphoto Arte Contemporanea


Il lavoro propone un video proiettato sulla campata finale della tinaia che mostra dei ritratti di persone di diverse nazionalità che fanno un brindisi verso il pubblico. In questo lavoro il vino si pone come ponte e occasione di incontro tra le diversità, attraverso un gesto amichevole che agisce come abbattimento dei confini individuali, segno di apertura e gesto benaugurale.

Di fronte al video sono poste 3 botti sulla cui parte superiore è riprodotto il planisfero geopolitico ripartito in 3 parti con i 6 continenti, su ognuno dei quali è posto un calice di vino riempito a secondo del livello di benessere di ciascun continente.




Abbiamo (con)versato

-Sei stato condizionato dall’ambiente lavorando nella tinaia?

-Totalmente! È nascosta dalla città, racchiusa dalla villa, e la gente che passa sembra non percepirla: è vicina, ma lontana con il sentimento… al primo impatto che ho avuto con la tinaia ho provato la sensazione di trovarmi di fronte ad uno spazio che pur esistendo fisicamente non viene avvertito dalle persone di Quarrata. Come se vedessero il guscio di una tartaruga: esiste, si vede, ci si cammina anche vicino, ma non si pensa davvero a cosa c’è sotto.

- E quando hai guardato dentro al guscio?

- Ho sentito che il luogo aveva bisogno di spezzare un silenzio, spezzarlo attraverso la contemporaneità: stava cercando il suo posto senza annullare quello che è e quello che era stato. Il nostro è un periodo storico in cui la società è un campo d’indagine molto interessante per l’arte, e io sento che per un artista questo include anche dei doveri. L’esperienza estetica da sola non può aiutare, ma se messa al servizio della società sì. È questo il ruolo dell’arte contemporanea.

- Ti sta stretta la definizione di “artista sociale”?

- L’arte è figlia del suo tempo, appartiene ad un meccanismo che non deve migliorare con un’estetica fine a se stessa. Il concetto di bellezza va oltre l’ingegno e la tecnica ma è legato anche alla necessità, in accordo al contesto in cui un canone nasce e si sviluppa. Condivido il pensiero di Michelangelo Pistoletto: “l’Arte è come uno specchio riflettente della realtà, dove la riflessione non è solo il riflesso dell’immagine formale che propone, ma anche riflessione sull’immagine sociale che ci perviene”.

- Anche Baudelaire diceva che “l’artista è figlio del suo tempo. Le Veneri appartenevano a Tiziano ma abbiamo bisogno di Olympia”. E oggi di cosa avremmo bisogno?

-Di un’arte che ci aiuti a interpretare il contesto in cui viviamo e operiamo, in modo che possa condurre a trasformazioni e miglioramenti della qualità della vita individuale.

In Pierfabrizio si annulla rapidamente la distanza tra problematica pubblica e responsabilità intima, ponendosi per primo come campione di un'analisi dove deve ricevere, filtrare sensazioni ed emotività, comprendere le sue reazioni e quindi suggerire uno strumento d'azione che muova lo spettatore verso il problema. E lo strumento più importante, nel caso di Quarrata, è la tinaia, dove diventa cruciale proporre un’interfaccia tra il visitatore e una difficoltà comunitaria. Le opere formano un’aggregazione di tali intenzioni, mentre il vino fa da denominatore comune tra lo spazio espositivo e il luogo che esso rappresenta. Il lavoro che ci appare sembra subire un processo di eternizzazione, soggiacendo ad un ordine bloccato dentro una regolare geometria, dentro codici della “classicità” – lettere a carattere capitale disposte a terra, le tele: simbolo della pittura -, ma è presto negata dalla successione di volti e comportamenti della collettività emessa dal video posto nell’ultima campata. I frames quasi stridono con le frasi e la pittura che fanno del pavimento una pagina dove trovare una doppia lettura. E sono proprio la dualità e l'ambivalenza a contraddistinguere il lavoro dell’artista, concetti estremi che si toccano, fondono e contaminano mantenendo però la loro identità. Si arriva a comprendere che le forme si attivano percorrendo l’ambiente, che la sacralità dell’ “oggetto tela” diviene materia aggressiva, le bottiglie non più integre sprigionano violenza e fragilità. Eppure lo smarrimento sparisce quando si giunge in fondo alla stanza, in una boccata d’aria. L’azione individuale, ripetuta, forma un gruppo d’apertura: il gesto rituale del brindisi è stato il gioco innescato da Pierfabrizio per corrodere la cortina di diffidenza che esiste nella vita quotidiana tra sconosciuti. Tornando indietro, la visione d’insieme si fa omogenea: il riprendere una strada già conosciuta e il ricomporsi delle frasi tratte dall'Alceo di Sofocle sembrano rompere tutte quelle barriere iniziali che ostacolavano l’immediatezza della lettura e si può riconoscere il vino nel brindisi conviviale, nella cruenza dell'alcolismo, e come filo che allinea in luoghi differenti persone appartenenti ad etnie differenti. Tutto ciò viene annunciato e concluso dalle bottiglie accompagnate da piccole targhette: “la multiculturalità è proposta dall'utilizzo di Google come medium, a dimostrare come è intesa la stessa cosa vista da radici differenti”.

-Dove siamo? Dentro un viaggio, un percorso o semplicemente in uno spazio altro?

-Sicuramente un percorso, già lo suggerisce il lavoro de “I dodici passi”, ma tutto è un insieme inscindibile.

- Come hai vissuto l’atto progettuale e creativo?

- l’opera in sé è la creazione, mentre i lavori finiti sono gli strumenti emotivi che pongono accenti sulle problematiche in chiave creativa. Ho sentito una compartecipazione molto forte, un collage di emozioni che ho ricevuto e riproposto.

Il lavoro si compone di oggetti impregnati del quotidiano che agiscono sulla capacità del visitatore di ripercorrere le tracce di una memoria che è prima di tutto emotiva, arrivando quindi ad affondare nello strato difficile di concetti formati dall’esperienza introspettiva messa a disposizione dell’esterno. E’ un modo di tornare a capo, ripartire e prendere consapevolezza della forma di dialogo che più si adatta ad un luogo. Pierfabrizio concretizza messaggi, input e quindi riflessioni senza implicare giudizi, prestando attenzione a contesti specifici, lontano dal voler suggerire valori assoluti. Al contrario: sono le difformità spirituali e della coscienza di ognuno ad essere invitate a partecipare e a individuare l’entità della comunicazione suggerita dall’artista. Pierfabrizio vive un’esperienza artistica dove tutto può essere riutilizzato come linguaggio: “non si valorizza l’esempio alto, l’approccio all’arte deve nascere dal basso come forma di democratizzazione dell’esperienza per poter permettere alla comunità di percepirne i valori, abolendo le barriere che gli stereotipi culturali impongono nella ritualità della percezione dell’arte”.

-Quanto c’è di te nella tua arte?

-Non mi piace dire sempre IO. Non c’è individualismo, sono portavoce… sono il primo spettatore del mio lavoro, mi testo, mi sensibilizzo, voglio capire se un modo di sentire è autenticamente mio o se vengo influenzato dal contesto in cui sono immerso. Dico cosa c’è e lo racconto, non invado, invito solo a riflettere: non offro soluzioni, ma solo possibilità di molteplici punti di vista.

-E cosa racconti della tinaia della Magia?

-E’ lei che si racconta; le ho solo fornito i mezzi attraverso il mio lavoro per poter esprimere il suo messaggio con un lessico a noi chiaro e comprensibile; come se si adattasse a interpretare i nuovi idiomi contemporanei della sensiblità del luogo. Il resto non sono che le sue parole”.


                                                        Daniele Franchi, Bianca Pinzi

VIDEOhttp://www.arthub.it/index.php?action=video&video=658